NEWS Top News UIL CSP FROSINONE — 05 Novembre 2014

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Tra due mesi esatti il Forlanini chiuderà i battenti. Entro il 31 dicembre il nosocomio romano dovrà dismettere le ultime attività rimaste e rendere disponibili gli immobili, ovvero “immettere la Regione nel possesso dei beni immobili”. Il San Camillo, però, non è in grado di riassorbire tutti i reparti, come previsto dal piano di razionalizzazione, e moltissime specialistiche andranno perse, così come anche molti sofisticati macchinari del vecchio ospedale. In primis, quelli della medicina nucleare che, a quanto pare, non potrà essere accorpata al San Camillo e rischia la chiusura definitiva, nonostante l’esigua presenza sul territorio.

Questa la denuncia della Uil di Roma e del Lazio che, nell’ambito dell’Osservatorio sulla Sanità, ha monitorato la situazione del San Camillo – Forlanini.

“Al San Camillo è stato già trasferito il reparto di dialisi – spiega il segretario regionale della Uil Lazio, Paolo Dominici ma sarà difficile dislocare qui anche gli altri reparti. Innanzitutto perché lo stesso San Camillo, nonostante il consistente intervento di ristrutturazione degli anni scorsi, necessita di lavori urgenti. Nello specifico, bisognerà ricantierare al più presto il padiglione di ostetricia e ginecologia e, inoltre, è necessario mettere a norma il Puddu. Per farlo, secondo le stime dell’area tecnica servono ben 80 milioni di euro. Che si vanno ad aggiungere ai 50 già spesi per la ristrutturazione dell’ospedale”.

Al Puddu attualmente si trovano gli ambulatori di chirurgia vascolare. Fino a poco tempo fa qui era dislocato il reparto di cardiochirurgia, ora trasferito presso il padiglione centrale (la Piastra), per inagibilità delle sale operatorie e, soprattutto, per la mancanza delle norme antincendio che comportano ancora oggi la presenza costante, 24 ore, di una squadra per le emergenze.

“Squadra che produce un costo elevatissimo – prosegue Dominiciche si va ad aggiungere agli enormi sprechi causati dalla mancata attivazione del sistema elettronico di accesso per i dipendenti. Sistema progettato, acquistato, installato e mai diventato esecutivo”.

Questo avrebbe dovuto consentire l’accesso automatico a tutti i dipendenti che erano stati dotati di appositi dispositivi da collocare sul proprio mezzo di trasporto. “Tipo telepass autostradale – spiega la UILma tutto è rimasto inalterato e le sbarre di ingresso e di uscita continuano ad essere azionate manualmente”.

La dismissione del Forlanini produrrebbe quindi un ulteriore intasamento del San Camillo. Oltre che la perdita di eccellenze, tipo la medicina nucleare, la chirurgia toracica e la chirurgia oculistica, e di macchinari sofisticati intrasportabili. La dismissione era stata decisa sin dal 2008 dall’allora governatore Marrazzo che però fu costretto a bloccare il tutto per via delle numerose proteste. Proteste che continuano ancora oggi sia da parte del personale, sia del quartiere che di alcuni rappresentanti politici che hanno presentato diversi emendamenti alla Pisana per cercare di scongiurare l’alienazione del complesso immobiliare, visto che non si conoscono i progetti futuri.

“A cosa sarà destinato il Forlanini? – chiede il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri Qual è la quotazione del nosocomio? La destinazione d’uso sarà assegnata con gara pubblica? A due mesi dalla chiusura non si hanno ancora notizie certe e nel frattempo si crea un ulteriore spreco a discapito della cittadinanza. Se dismettere significa risparmiare ben venga, ma non a danno del servizio all’utenza. Eliminare alcune eccellenze, tra l’altro rare e particolarmente costose, senza avere la possibilità di trasferirle altrove, significa depauperare la sanità non certo migliorarla. Tagliare gli sprechi vuol dire abolire le tante, troppe collaborazioni esterne, ridurre i superstipendi dei manager, snellire gli iter burocratici. Non certo sopprimere servizi fondamentali e di pubblica utilità. E inoltre, non rappresenta forse un ulteriore spreco la perdita di macchinari all’avanguardia non trasferibili altrove? Per non parlare dei pass elettronici mai attivati, delle squadre antincendio in appalto, delle nuove ristrutturazioni cui dovrà essere sottoposto l’intero complesso del San Camillo”.

(*Fonti:
http://www.uilromalazio.com)

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Alessandro

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