NEWS Top News UIL CSP FROSINONE — 05 Ottobre 2013
La Giunta vota sì alla Decadenza di Berlusconi.
Il Pdl: “Resterà comunque leader”
berlusconi

Quindici sì (di Pd, Sc e M5S), otto no (di Pdl, Lega e Gal). E’ questo, secondo quanto si apprendeil risultato del voto della Giunta. Si è votato anche sulle cinque questioni poste da Berlusconi nella sua memoria difensiva, inclusa la ricusazione di alcuni membri della giunta: sono state tutte rigettate.

Sei ore mezzo di camera di consiglio, una polemica feroce sul post su Facebook di Vito Crimi (M5S), e arriva il “sì” sulla Decadenza di Berlusconi da parte della Giunta.

A questo punto la parola e il voto finale passa a Palazzo Madama.

Il presidente del Senato Grasso annuncia un’istruttoria sul comportamento del senatore del Movimento 5 Stelle.

Il Pdl insorge. Alfano: “Accanimento che nulla ha a che vedere con la giustizia”.

Sì alla decadenza di Silvio Berlusconi che ora dovrà essere votata dall’Aula del Senato.

Dopo sei ore mezzo di camera di consiglio e una polemica feroce per un post su Facebook di Vito Crimi(M5S) la Giunta ha espresso parere favorevole. I legali di Berlusconi, Coppi Ghedini e Longo, che non sono interventi alla seduta, parlano di decisione che “mina la democrazia e lo Stato”.

L’ex presidente del Senato Renato Schifani chiede un “sussulto di responsabilità” auspicando che la prossima decisione, quella definitiva a Palazzo Madama, avvenga con il voto segreto.

Mentre il segretario del Pdl Angelino Alfano dichiara che “la risposta della Giunta è un’accelerazione anomala nelle procedure e svela un accanimento che nulla ha a che vedere con la Giustizia”.

Berlusconi: “Colpita al cuore la democrazia”.

La Giunta per le elezioni del Senato si era riunita in camera di consiglio venerdì mattina per votare sulla perdita dello scranno da senatore del Cavaliere: discussione brevissima e poi camera di consiglio. Con la decisione è arrivato il primo verdetto sulla “espulsione” dell’ex presidente del Consiglio dal Parlamento dopo la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset in base alla legge Severino. Verosimilmente entro il mese di ottobre, già il 14 o il 15, in modo definitivo ci sarà la votazione finale. Anche se sulla decisione della Giunta si è allungata l’ombra di una polemica innescata da un post su Facebook del senatore dei 5 Stelle.

Il Pdl, con Schifani in prima linea, aveva chiesto la sospensione della seduta. Anche alcuni esponenti del Pd avevano stigmatizzato il comportamento del parlamentare. Come ha fatto lo stesso presidente del Senato Grasso che ha fatto sapere che il comportamento verrà valutato e ci sarà una istruttoria.

I ministri Pdl e dissidenti Lupi e Lorenzin criticano la decisione della Giunta per non aver voluto attendere la verifica della costituzionalità della legge Severino in base alla quale (15 voto a favore e 8 contrari) è stata deciso di dire sì alla decadenza.

Il presidente della Giunta Dario Stefàno ha dichiarato che la sua “relazione sarà la più esaustiva possibile”.

La notizia della “espulsione” del Cavaliere dal Parlamento è stata breaking news sulle principali testate internazionali.

Bufera Crimi

post-Crimi-facebookIl senatore Vito Crimi (M5S) aveva scritto su Facebook riferendosi a Berlusconi:«vista l’età, il progressivo prolasso delle pareti intestinali e l’ormai molto probabile ipertrofia prostatica, il cartello di cui sopra con “Non mollare” non è che intende “Non rilasciare peti e controlla l’incontinenza”», scrive commentando la foto di un manifesto affisso a un muro che difende e incoraggia il leader Pdl. E su Twitter viene massacrato di insulti e attacchi per aver rischiato di causare un ritardo nei lavori della giunta delle Elezioni di palazzo Madama,in quel momento riunita in camera di consiglio per decidere sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Il motivo degli attacchi?

Un post pubblicato su Facebook a lavori in corso (nella fase di udienza pubblica) dal senatore Cinque Stelle, che violando il silenzio imposto ai membri della Giunta, ha offerto un buon pretesto al Pdl per chiedere di fermare il dibattito in corso.

La via d’uscita alla bufera

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Istanza che però non è stata accolta. Come? La via d’uscita, che sia corrispondente al reale o meno, gli è stata offerta dal suo collaboratore Adriano Nitto che ha spiegato di essere lui a scrivere i post. Ma non questo incriminato che, conferma Nitto, è farina del sacco dell’ex capogruppo Cinque Stelle. Con una precisazione: «il post è stato inserito alle 10.04, prima dell’inizio della camera di consiglio». Mentre «i post successivi, già programmati (relativi a Lampedusa ed al resoconto “5 giorni a 5 stelle”) sono stati inseriti dal sottoscritto». Firmato «In fede, Adriano Nitto Collaboratore parlamentare di Vito Crimi».

Dichiarazioni cui il presidente della Giunta ha dato credito, avendo poi deciso di non sospendere la seduta.

Provvedimento che però non ha salvato Crimi dagli attacchi.

Il portavoce del presidente del Senato Grasso, Alessio Pasquini, spiega: « Il presidente Grasso ritiene del tutto inqualificabile e gravemente offensivo quanto scritto dal senatore Vito Crimi nei confronti del senatore Berlusconi durante la fase pubblica della seduta della Giunta. Anche tale comportamento verrà sicuramente valutato dagli organi competenti del Senato». 
Il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta era insorto affermando: «L’attacco di Crimi a Berlusconi è volgare e inaccettabile. Grasso sospenda immediatamente Giunta, è importante salvaguardare le istituzioni». E anche gli altri commenti in casa Pdl erano un po’ tutti dello stesso tenore.

Mentre il responsabile Giustizia del Pd Danilo Leva dichiara: Sono singolari le polemiche di queste ore del Pdl sulla natura della Giunta. Si tratta di una strategia che mira a introdurre, in maniera surrettizia, elementi di confusione utili ad accreditare una inesistente persecuzione di Berlusconi” [..]La Giunta  non è un quarto grado di giudizio né, tantomeno, esercita una funzione giurisdizionale. I suoi componenti non sono giudici. Essi non sono chiamati ad esprimersi sul merito della sentenza ma semplicemente a valutare, in capo ad un senatore, la sussistenza o meno dei requisiti previsti dalla legge, per l’esercizio di tale funzione parlamentare”. Ne consegue – secondo il Pd,  che “ai sensi della legge Severino, perfettamente costituzionale” tanto che è già stata “applicata ad altri 37 cittadini italiani”, mancano i presupposti invocati dal Pdl, come suggerito anche da una “giurisprudenza granitica””.

Silvia Morini
UIL Frosinone

 (*Fonti:
http://www.corriere.it
http://www.ilfattoquotidiano.it
http://qn.quotidiano.net)

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