NEWS Top News UIL CSP FROSINONE — 10 Febbraio 2015

renzi-alfano

di CARLO BERTINI

ROMA
Da oggi si vedrà se Berlusconi farà sul serio la guerra all’abolizione del bicameralismo che ha voluto pure lui, se riuscirà a tenere fermi in trincea i suoi deputati a braccetto con la Lega fino a notte fonda. Dalle parti del premier sono tutti curiosi, ma intanto ai segnali bellicosi Renzi risponde blindando la maggioranza di governo. Con Alfano, ringalluzzito dai sondaggi che premiano la sua scelta di schierarsi per Mattarella e dalla rottura del patto del Nazareno, che tramuta i suoi voti da marginali a determinanti: anche se non ora nel teatro di guerra di Montecitorio, ma quando la riforma costituzionale tornerà in quella bolgia perenne che è il Senato.
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano si presenta al cospetto di Renzi addirittura con un’agenda per il 2015, come a voler contrattare da una posizione di forza: sicurezza, infrastrutture, welfare, sud, delega fiscale, sono i temi in primo piano di Area Popolare. Insomma, un affondo che non impressiona il premier, interessato soprattutto a capire se il partito del ministro reggerà agli strappi e alle sirene berlusconiane. E se quando si sfiora il tema dei diritti civili (sul quale Renzi non intende procedere a strappi) Alfano risponde che non è questa l’emergenza italiana, che Ncd non vuole equiparazione con il matrimonio, né adozioni, ma solo le tutele patrimoniali, quando invece si parla di tenuta del gruppo fa mostra di sicurezza, spiegando di non aver perso nessun senatore per strada e di ritenersi dunque solido e affidabile. Perché l’aria che tira è brutta e marciare col vento in faccia può diventare impresa improba se Ncd non reggesse alla prova d’urto. Mentre con Berlusconi si vedrà, ora non ci sono contatti, gli ambasciatori non stanno trattando una tregua, ognuno fa la sua parte.
«Come la vedo? Nera, giorni e giorni di votazioni senza sosta», ammette uno dei renziani più influenti della Camera. Ora che Forza Italia insieme a Lega e 5 Stelle hanno sfornato oltre duemilacinquecento richieste di modifica in calce ai settecento emendamenti che già pendono sulla riforma costituzionale, nulla infatti è più sicuro, tantomeno la scadenza di sabato prossimo entro cui il premier avrebbe voluto veder approvato il nuovo Senato delle autonomie in seconda lettura. Regolamento alla mano sono già pronte le mosse per accorpare votazioni e procedere spediti, il relatore Fiano sta poi valutando se concedere piccole modifiche sulle competenze sui servizi sociali alle regioni, che non spostano però il fulcro della battaglia.
Ma se la calma regna sovrana a Palazzo Chigi, è perché la vera partita della legislatura si giocherà solo al Senato quando arriverà lì la riforma costituzionale. I problemi della Camera, dove approderà a marzo pure l’Italicum, sono seri per il tempo che l’ostruzionismo può far perdere, ma risolvibili. «Noi abbiamo 309 deputati, ci sono i socialisti del Misto, i 25 di Scelta Civica, oltre ai 34 di Alfano, quindi basta poco per arrivare alla maggioranza di 316 voti», dicono gli esperti, pallottoliere alla mano. Certo bisognerà vedere cosa farà la minoranza Pd che batte cassa, chiedendo di cambiare l’Italicum e di convocare la Direzione per sapere quale sia la posizione sulla crisi greca. Se riprendessero le ostilità sarebbe un guaio.

(*Fonti:
“La Stampa”)

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