Il gap tra gli spot del Governo ed il Paese reale è significativo

welfare_large10/07/2015 | Welfare.

“Sui talk show si annuncia trionfalisticamente l’avvento della ripresa in virtù di non si sa bene quali riforme, ma i dati reali evidenziano un malessere crescente dello stato del nostro welfare e nella percezione di insicurezza dei cittadini”. È il commento della Segretaria Confederale UIL Silvana Roseto in merito alla valutazione macroeconomica del disagio sociale promossa da Confcommercio, secondo cui l’indice Misery Index di Confcommercio (Mic) è tornato a crescere in conseguenza di un aumento della disoccupazione e dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto.

Nel nostro Paese, al contrario dei luoghi comuni, la spesa sanitaria è inferiore alla media europea (la spesa sanitaria complessiva si attesta intorno al 9% del Pil contro una media europea dei Paesi più avanzati dell’11,5%) e il prezioso strumento della prevenzione è assolutamente dimenticato (i fondi destinati alla prevenzione sanitaria rappresentano solo lo 0,5% della spesa globale contro una media europea di circa il 3%). Pensiamo, inoltre, alla recente intesa Stato-Regioni sulla sanità, in cui si scrive ‘risparmio’, ma si legge ‘taglio’ ai servizi.
Intanto, però, si estende inevitabilmente la platea dei cittadini interessati da problematiche di salute mentale aggravate dalla crisi e dalla percezione di insicurezza e, nel complesso, sempre più italiani sono costretti a rinunciare alle cure.

Non viene colta neanche l’esigenza di dedicare politiche adeguate al cambiamento di età media della popolazione (la spesa sanitaria relativa agli over 65, in Italia è addirittura inferiore del 34,9% rispetto all’Eurozona) e alle rinnovate difficoltà cui si trovano a far fronte le famiglie che assistono in casa anziani non autosufficienti o persone con disabilità grave (il nostro Paese spende circa l’1,4% del Pil nelle politiche per la famiglia, mentre l’Europa dedica in media il 2,3%, dunque all’Italia mancano circa 15 miliardi di euro).

Mentre la povertà si attesta a livelli d’allarme (un cittadino su quattro è in povertà relativa, uno su dieci versa in povertà assoluta), raggiungendo più massicciamente anche i minori e categorie che sinora ne erano incolumi, la politica esulta inspiegabilmente per una stagione riformatrice migliorativa di cui vi è appena una timida e sfilacciata traccia e, nei risultati, è smentita dalla realtà.

Manca una visione di Paese ed una strategia prospettica per le politiche di inclusione sociale. Occorre riformare con urgenza il welfare, in una cornice di insieme e dotata di respiro lungo per ridurre le disuguaglianze. Inizino a coinvolgerci e ad ascoltarci.”

10 luglio 2015

Uil Frosinone

(*Fonti:
www.uil.it)

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Alessandro

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