NEWS Top News UIL CSP FROSINONE — 02 Febbraio 2015

SERGIOElezioni del XII Presidente della Repubblica italiana

Venerdì 30/01/2015

Alla Camera è partito lo scrutinio dopo la seconda votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica italiana, poiché nella prima non si è raggiunto il quorum di 505 voti, con 538 schede bianche.

Renzi chiede unità al Partito Democratico per il sostegno nei confronti del candidato da lui proposto, ossia Sergio  Mattarella, mentre Berlusconi attacca il premier affermando che il patto del Nazareno è stato tradito e dichiara: “Continueremo a votare scheda bianca”. Mattarella, candidato del Pd, è in assoluto silenzio nel rispetto di una presenza in politica sempre all’insegna della discrezione, dalla DC alla legge elettorale che porta il suo nome, fino alla Corte Costituzionale.

Alle 15,00 prevista altra votazione ,  poichè non si è raggiunto il quorum nemmeno nella seconda.

Ore 16,08: in corso terza votazione per elezione del Capo dello Stato della Repubblica italiana.
Carfagna dichiara: “Resteremo fedeli alla nostra decisione e voteremo scheda bianca”.

Intanto, in attesa della conclusione dello spoglio della terza votazione, in vari studi e dibattiti politici, si inizia a parlare della figura  di Mattarella, dubbi sul curriculum di Mattarella in quanto personaggio non noto e dunque non adatto all’interno di un contesto internazionale. Si fa l’esempio di Obama che dovrebbe chiedere a Renzi chi sia Mattarella, si parla della possibilità di tale scelta per non offuscare la potenza di Renzi all’interno del panorama politico italiano.

Infine il responso della Terza votazione per l’elezione del Capo dello Stato della Repubblica italiana: nulla per non raggiungimento del quorum.
Prossima votazione per la carica di presidente dello Stato a domani, sabato, alle ore 9,30.

Bindi e Formigoni intervistati simultaneamene a Sky Tg 24.

Formigoni dichiara di sentirsi pressato dai renziani verso la scelta di Mattarella presidente. Parla della prevista assemblea di Forza Italia alle ore 21, 00 di oggi, in cui la decisione sarà univoca, tenendo presente che Mattarella è senza dubbio una brava persona, ma dal poco peso politico, e  soprattutto che non si può prescindere dal fatto che la scelta di Mattarella sia stata interna al Pd senza confronto con le altre parti socio politiche.
Bindi: “Mattarella è una garanzia per tutte le parti politiche, una garanzia affinché continuino le riforme.”.

Formigoni: “Una dichiarazione di Renzi che assicuri un processo di riforme sotto Mattarella avrebbe una grande rilevanza rispetto alla decisione della votazione di domani da parte del Nuovo Centro Destra (NCD).”.

Renzi attende alle speranze di Formigoni, facendo un appello alla coesione ed è una più ampia convergenza su Mattarella, ciò fa sì che venga rinviata l’assemblea dell’NCD, con Alfano che dichiara il mutare della loro posizione verso un sostengo a Mattarella,  mentre Berlusconi con Forza Italia voterà scheda bianca, come stato fin’ora.

Alle ore 19,00 viene annunciata una quarta votazione per sabato 31 gennaio ore 09,30.

Sabato 31/01/2015

Ha inizio in mattinata la votazione per la presidenza della Repubblica italiana.

Ore 12,10: ancora in corso la quarta votazione in Parlamento.
Nel Centro Destra si verificano innumerevoli problemi:  Sacconi verso dimissioni da capogruppo, Saltamartini si dimette da portavoce.
Ore 12,21: ha inizio lo spoglio.
Da Palazzo Chigi arriva l’impegno comune Alfano-Renzi sulle riforme da portare avanti.

Ore 12,59: Mattarella supera il quorum di 505 voti, alla Camera dei Deputati esplode un applauso: Mattarella è proclamato nuovo Presidente della Repubblica italiana. Continua lo spoglio alla Camera dei Deputati.

Napolitano visibilmente commosso.

Renzi twitta: “Buon lavoro, presidente Mattarella! Viva l’Italia.”.

Continuano commenti e scambi di opinioni tra le diverse fazioni politiche, mentre si attende la conclusione dello spoglio. Probabilmente, visto il temperamento del neo Presidente oltre che l’attuale situazione politica, Mattarella sarà una presenza meno invasiva e meno pervasiva all’interno della politica italiana, rispetto al suo predecessore Napolitano. Si parla del peso che avrà all’orientamento religioso di Mattarella, apertamente e convintamente cattolico, sulle decisioni in tema di diritti, in particolare in tema di diritti di persone  LGBT.

Napolitano dichiara di essere pienamente soddisfatto del risultato delle elezioni.

A fine spoglio: 665 voti a Mattarella. Il centrodestra è a pezzi, il clima è da resa dei conti. I numeri non mentono mai: 105 schede bianche su 139 grandi elettori di Forza Italia, contando anche quelli del nuovo centrodestra mancano tra i 30 e i 40 voti.

Alfano e gli alfaniani sono passati dal non votare di due giorni fa al votare scheda bianca di ieri al votare Mattarella di oggi. Lo stesso Alfano riassume così la situazione politica del centrodestra attuale: “Lo schieramento di centrodestra era già frastagliato in tre pezzi. Uno, cioè il nostro, sostiene il governo e le riforme. Forza Italia, guidata dal presidente Silvio Berlusconi, sostiene le riforme ma non sostiene il governo. Salvini e Meloni vogliono uscire dall’Europa, vogliono togliere l’euro e sono agganciati alla Le Pen. Quindi quello che era il centrodestra ad essere diviso in tre frontoni.”. Formigoni ho chiesto che ora si avrà la verifica di governo. La Saltamartini e Sacconi hanno annunciato le dimissioni dal gruppo di Area Popolare, tanti cocci quelli in cui sembra essersi fratturata Forza Italia, un partito in crisi che mette al banco degli imputati chi ha portato avanti le trattative con Matteo Renzi.

Domenica 01/02/2015

Il neo presidente della Repubblica non ha cambiato le sue abitudini e il giorno dopo l’elezione al Colle si è recato nella chiesa dei Santi Apostoli e si è concesso una camminata in centro.

Nel suo primo giorno da Presidente, dopo la messa a Santi Apostoli e una passeggiata per Roma, Sergio Mattarella ha telefonato al presidente emerito Azeglio Ciampi. “Sono grato per tutto quello che hai fatto per il Paese. Tu puoi capire bene quali siano le mie preoccupazioni”, ha detto. Poi, in serata, ha incontrato il suo predecessore Giorgio Napolitano. “Ho ringraziato il presidente Napolitano per quanto fatto in questi sette anni. Napolitano mi ha fatto gli auguri per il mio settennato”, ha detto Mattarella al termine di un colloquio durato oltre un’ora terminato con un lungo abbraccio tra i due. “Sono venuto per salutare il presidente Napolitano e rendergli omaggio per il grande servizio reso in questi anni e anche per scambiare con lui qualche opinione” ha spiegato.

Analisi delle dichiarazioni.

Le prime parole del presidente eletto Sergio Mattarella sono state brevi: “Il pensiero va soprattutto alle difficoltà ed alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo.”, parole che  rivelano una solida cultura istituzionale, che affonda le sue radici nella storia repubblicana degli ultimi 35 anni, ma c’è anche il presente in queste sue dichiarazioni, il pensiero alle difficoltà, ed il futuro nel pensiero alle speranze.

Dopo essersi ritirato per un paio d’ore, alle 16,30 Mattarella si è recato al museo delle Fosse Ardeatine, un gesto altamente simbolico anche qui parole che sono arrivate a mezzo stampa in cui parla dell’unità, l’unità tra le nazioni e il popolo, contro il terrore così come unità c’è stata in passato contro le forze naziste, anche qui simbolo dell’operato di Sergio Mattarella dei prossimi sette anni: una vicinanza tra cittadini ed istituzioni, un’unità tra Europa e il mondo per poter battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore, parole simbolo della politica internazionale che Mattarella intende attuare per i prossimi sette anni.

In tutto questo non si smette di sottolineare la sobrietà e umiltà del preside del nuovo Presidente della Repubblica italiana e si fa spesso un parallelismo con papa Francesco.

Vincitori e vinti

Oggi è stata una giornata storica per l’alto valore delle elezioni del Presidente della Repubblica di certo, ma è anche una giornata che consegna anche vincitori e vinti dal punto di vista politico.

Tra i vincitori sicuramente Renzi, che qualche giorno fa aveva dichiarato che entro sabato ci sarebbe stata l’elezione del Presidente della Repubblica italiana, cosa verificatasi puntualmente, ed il Pd ne esce rafforzato e rinnovato.

Tra i vinti bisogna cercare nel centrodestra: tra Forza Italia e Nuovo Centro Destra. La convergenza su Sergio Mattarella è infatti stata molto ampia, è andata oltre le più rosee aspettative, si è addirittura sfiorato il quorum dei due terzi che avrebbe avrebbe permesso le lezioni nei primi tre scrutini.

Ovviamente grande soddisfazione a Palazzo Chigi per la strategia risultata vincente, che consente il rilancio dell’azione del governo stesso, vincente perché ha appunto permesso di raccogliere consensi ed ha ricompattato il partito. Si è scelta una figura che non è considerata l’avatar di Renzi come si diceva nelle scorse settimane: Mattarella è figura non di disturbo per il premier Renzi, si è scelta una persona  assolutamente autorevole che, dicono tra gli stessi renziani, potrà dire quei giusti no, quando sarà necessario, a chi lo ha eletto. Il vice segretario del Partito Democratico Lorenzo Guerini: “Aspettavamo tutti che intorno al candidato presidente si potesse realizzare un’ampia convergenza, mi pare che quest’oggi in Parlamento ciò si sia realizzato. È anche una buona giornata per il Partito democratico perché riesce, con questo passaggio in cui ha dimostrato maturità, responsabilità, unità, a suturare le ferite del 2013. Mi pare una bella giornata per tutti noi e credo che bisogna sottolineare il lavoro che è stato svolto da tutti per ottenere questo risultato.”.

Ricordiamo quei 101 franchi tiratori che affossarono la candidatura di Romano Prodi nel 2013, a confronto con una candidatura invece, quella di Sergio Mattarella ad opera di Matteo Renzi, che è servita proprio a ricompattare il Partito Democratico dimostrando alla propria minoranza che il patto del Nazareno non era un patto che prevedeva anche il Quirinale.

Grande soddisfazione soprattutto tra gli ex democristiani, tra i quali abbiamo visto le lacrime di Rosy Bindi. La stessa Bindi parla della duttilità politica del neo presidente, certa che non gli manchino le risorse per potersi prestissimo affermare anche in quei campi in cui l’esperienza è minore. La Bindi sottolinea “la riservatezza che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni, anche prima di diventare giudice,  quando aveva rinunciato a tornare in Parlamento, e poi questi tre anni di giudice della Corte” caratteristiche che lo agevoleranno anche “Per quanto riguarda il profilo internazionale” e continua ricordando il suo impegno come “Ministro della Difesa in un tempo molto complicato quello dell’intervento nei Balcani”.

Se il Partito Democratico ha chiuso la ferita del 2013 con questa elezione, il Centro Destra ha una ferita aperta che sarà difficile da rimarginare, anche perché da poco Forza Italia e Nuovo Centro Destra avevano ricominciato timidamente ad avvicinarsi e adesso a rischio c’è anche l’alleanza per le prossime elezioni regionali, fonti imterne al partito riportano che Berlusconi ci starebbe pensando:  nessuna decisione verrà presa d’impulso. Dunque rimangono tante macerie nel centro destra dopo l’elezione di Sergio Mattarella.

Il partito di Angelino Alfano, alleato di governo di Matteo Renzi in questo scorcio di legislatura, è passato dalla decisione dal di non votare assolutamente Mattarella, come era stato dichiarato giovedì nel primo giorno di scrutinio, alla decisione di votare Mattarella nella giornata di oggi. Decisione maturata tra la serata di ieri e l’assemblea tesa di oggi in cui si sono registrati gli addii di Barbara Saltamartini che si dimette da portavoce di nuovo centrodestra, e Maurizio Sacconi senatore ed esponente di spicco del partito, colui che aveva portato avanti la battaglia sul Jobs Act all’interno del governo. Il nuovo centrodestra di Angelino Alfano dovrà fare i conti con questa scelta, che anche nell’urna ha messo in luce come ci siano delle difficoltà. Alfano risponde a delle indiscrezioni sulla genuinità della sua scelta di voto: “Non sono mai stato minacciato dal presidente del Consiglio, e non sono stato mai minacciato dal segretario del Partito Democratico, che peraltro sono la stessa persona, e mai avrei potuto accettare una minaccia” continua dicendo che “sono cose che non stanno né in cielo né in terra, sono contento che Matteo Renzi le abbia smentite.”.

Peggiore è il clima all’interno di Forza Italia, un clima da resa dei conti con una forza sempre più crescente di deputati e senatori che chiede conto di queste trattative che hanno portato al vero fallimento dove quella che doveva essere la rinascita potrebbe invece essere il peggior momento per la nuova forza italia. Le parole di Giovanni Toti in merito all’elezione di Mattarella: “La persona è assolutamente stimabile, lo abbiamo detto dalla prima ora, il suo curriculum è adeguato alla carica che va a ricoprire. Il presidente Berlusconi gli ha già fatto gli auguri con un telegramma questa mattina. Il nostro era un segnale politico di dissenso dal metodo che è stato usato per leggere questo Presidente della Repubblica italiana da parte del Partito Democratico, non certamente verso la persona a cui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro.”.
Renzi in serata dice: “Abbiamo eletto un arbitro, non un supporter, od un tifoso.[…] Ma quali elezioni anticipate?: finalmente ci sono segnali di ripresa, e le condizioni affinché si torni al segno più. Avanti fino al 2018.[…] le riforme andranno avanti”. Renzi confida anche nel supporto del Cavaliere.

Lunedì 02/02/2015

Mancano poche ore al giuramento in Parlamento e al discorso di insediamento del neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un discorso in fase di elaborazione con i suoi più stretti collaboratori che, secondo indiscrezioni, sarà sicuramente asciutto, nel tentativo di condensare messaggi diretti in poco tempo, e che sarà rivolto a chi lo ha votato ma anche a chi non lo ha fatto in nome di quel ruolo di garanzia assoluta che vuole fissare da subito. Il discorso alle Camere, secondo indiscrezioni, si muoverà proprio sulle linee indicate nelle prime quindici parole pronunciate dallo stesso Mattarella subito dopo l’elezione (“Il mio pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani”): “Rapporto diretto con gli italiani, grande attenzione ai bisogni della gente, agli interventi per agganciare la ripresa, alla coerenza internazionale e l’indispensabilità dell’Unione europea”. Senza dimenticare, certo, le riforme che tanto hanno segnato il settennato di Giorgio Napolitano. Anche e soprattutto quelle economiche, che forse la gente attende con maggiore apprensione.

Sull’elezione di Mattarella torna il premier Matteo Renzi. “L’elezione del Capo dello Stato mette il turbo, non rallenta le riforme. Avanti tutta, io non passo i prossimi mesi a parlare con i partitini, ma tra gli italiani per rimettere in moto il paese” dice in un’intervista a Rtl. Sull’intesa con Forza Italia sulle riforme: “Alla Camera Fi non è importante dal punto di vista numerico ma come idea di riforme condivise. Credo che Fi abbia interesse a starci ma non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza”.

Chi è Sergio Mattarella

Il nuovo presidente della Repubblica è stato eletto alla quarta votazione con 665 voti, a fronte di un quorum di 505 voti. A sostenere la sua candidatura Pd, Sel, Scelta civica e Ncd-Udc.

Democristiano doc e figlio d’arte di uno dei fondatori della balena bianca, Mattarella mosse i primi passi in politica nella corrente di Aldo Moro. Siciliano, 74 anni, giudice costituzionale nel 2011 ha attraversato la prima repubblica  nelle file della Democrazia Cristiana, o meglio nella sinistra DC. Il padre Bernardo è stato più volte ministro nella Prima Repubblica mentre il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, è stato ucciso dalla mafia nel 1980. Parlamentare dal 1983 al 2008, Mattarella è stato ministro per i Rapporti con il Parlamento nel governo De Mita e in quello Goria, della Difesa, e vicepremier, nel governo D’Alema (sotto la sua gestione fu abolita la “naja”, il servizio militare obbligatorio). Nel 1990, si dimise da ministro dell’Istruzione, in polemica con la legge Mammì. È conosciuto fuori dalla politica soprattutto per la spinta che diede alla nascita del primo sistema elettorale maggioritario (ribattezzato, appunto, “Mattarellum”).

Silvia Morini

(*Fonti:
Sky Tg 24
RTL
video.sky.it)

 

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