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”Pur apprezzando lo spirito del processo di stabilizzazione avviato nel 2006-2007, questo ha di fatto reso strutturale la collaborazione a progetto nei servizi outbound. Nella maggioranza dei casi non si parla affatto di lavoro autonomo, ma di lavoratori che dal lunedì al sabato entrano la mattina ed escono la sera. La collaborazione a progetto ha avuto, dunque, il solo scopo di ridurre il costo del lavoro facendolo pagare direttamente ai lavoratori”. Così Magda Maurelli, segretario generale Uil Tem.p@, intervenuta questa mattina, in commissione Lavoro della Camera dei deputati, durante l’audizione delle organizzazioni sindacali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui rapporti di lavoro presso i call center presenti sul territorio italiano. La Uil Tem.p@ rappresenta oltre 30.000 lavoratori con contratto di collaborazione a progetto, spesso madri e padri di famiglia precari da oltre 10 anni. Un principio, quello delle collaborazioni a progetto, ha ricordato il sindacato di categoria, che è stato poi confermato dalla legge 92/2012 creando una concorrenza nel settore che ha costretto il legislatore a inserire in seguito una deroga anche per il recupero crediti e le ricerche di mercato; settore, quest’ultimo, dove la Uil Tem.p@ anche con la sigla del contratto Assirm ha permesso che non si estendessero le logiche che andavano affermandosi nei call center. “In questi 10 anni – ha spiegato Maurelli – una politica di riduzione dei compensi e dei diritti, nel quale il salario dei collaboratori è di fatto il 50% di quelli di un dipendente e dove spesso per ottenere una proroga è necessaria una conciliazione, non ha comunque permesso di salvare il settore e nemmeno una politica salariale a ribasso con meno di 4 euro e 60 all’ora aiuterà le imprese, anzi, entrambe saranno ugualmente precarie”. “I problemi – ha avvertito – non solo semplicemente legati alle delocalizzazioni, ma anche alla diffusione dei servizi automatici via Internet o tramite social network parte di un processo irreversibile.

Crediamo, infatti, che vadano regolate modalità diverse di servizi in remoto in cui i lavoratori possano lavorare da casa avendo certezza di retribuzione e diritti e, allo stesso tempo, pensare a misure di supporto per le aziende che decidono di riportare in Italia attività delocalizzate”. Per la Uil Tem.p@, “occorre rivedere le deroghe previste dalla legge 92/2012 che permettono il diffuso utilizzo del contratto a progetto nei servizi outbound”. “È importante prevedere – ha sottolineato – una legge sugli appalti che estenda il principio di parità di trattamento in caso di esternalizzazione; principio che, a nostro avviso, va esteso anche nei processi di delocalizzazione facendo pagare per i servizi offerti in Italia da aziende estere un contributo pari alla differenza del costo del lavoro e che vada a costituire un fondo per sostenere i processi di stabilizzazione”.

”Crediamo che il semestre italiano di presidenza europea – ha detto Maurelli – debba affrontare le regole e le condizioni complessive del lavoro in Europa partendo dall’applicazione della direttiva europea 23/2001/CE sul mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, ma anche sugli effetti della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi”.

“Bisogna rendere operative – ha proseguito – le previsioni del ‘decreto sviluppo‘ che impone al gestore dei servizi, nel caso di una chiamata dall’estero, di specificare il paese di provenienza della telefonata, lasciando poi agli utenti un’alternativa, cioè la possibilità di scegliere se ricevere invece l’assistenza da un addetto residente in Italia”.

”Infine, riteniamo utile che la delega sulla riforma degli ammortizzatori sociali debba tradursi in un sistema realmente universale estendendo protezioni in caso di malattia, infortuni, maternità e di sostegno al reddito già previste per i lavoratori dipendenti anche ai collaboratori a progetto, ripensando il ruolo in tempi brevi della Gestione Separata Inps che deve essere un investimento a garanzia del futuro previdenziale degli iscritti al fondo”, ha concluso.


(*Fonti:

http://www.uiltemp.it)

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