NEWS — 26 Febbraio 2014

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I rifiuti rappresentano un problema ambientale, sociale ed economico centrale nella riflessione sulla sostenibilità che la nuova cultura ecologica ci impone. L’aumento dei consumi e la crescita economica negli ultimi decenni hanno portato alla produzione di enormi quantità di rifiuti, rendendo sempre più stringente la necessità di strategie a lungo respiro finalizzate a minimizzarne al massimo l’impatto ambientale.

Con la chiusura di Malagrotta un passo in avanti si è fatto, ma basta pensare che il 71% dei rifiuti finisce ancora in discarica per capire che le criticità persistono. Quest’intervento, come tutti quelli attuati finora, sono risposte a situazioni emergenziali, che non hanno alla base pianificazioni strutturate che tengano in considerazione tutti i livelli del ciclo dei rifiuti, dalla produzione alla raccolta, dal trasporto, al trattamento fino allo smaltimento.

Il Lazio è la terza regione italiana per la quantità di rifiuti urbani prodotta, ed è questo il primo ambito dove intervenire. La riduzione per quella che è una corretta gestione dei rifiuti è un passo necessario, e per raggiungere questo obbiettivo è secondo noi fondamentale l’inserimento di una tassazione alternativa alla TARSU, che prenda in considerazione la reale quantità di rifiuti prodotta piuttosto che la metratura. Il superamento di parametri di definizione della tariffa slegati dalla produzione di rifiuti dovrebbe inoltre essere un passaggio dovuto e naturale una volta istituito il sistema porta a porta, sistema ormai riconosciuto come imprescindibile per una raccolta differenziata efficace. Tutto ciò deve essere poi accompagnato da una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza che spieghi come e perché differenziare e soprattutto una coscienza ambientale che guidi il singolo anche nei consumi, imponendo il valore della riduzione.

Sul tema della riduzione altri interventi auspicabili, e forse ancora più efficaci anche se non hanno un ritorno immediato sui dati regionali, potrebbero essere misure (quali incentivi e agevolazioni economiche) rivolte a guidare le aziende presenti sul territorio verso produzioni più che tengano conto già alla nascita del prodotto di quella che sarà la sua fine, riducendo quindi gli imballaggi (il paccaging) e usando materiali facilmente separabili e riciclabili.

Solo con il coraggio di attuare simili interventi un’istituzione (che sia a livello nazionale, regionale o comunale) può dimostrare di saper adempiere al suo ruolo non puramente amministrativo ma di faro verso un futuro che ormai sempre più non può prescindere da un’attenzione ai temi ambientali.

Nel corso degli anni le risorse impiegate sono state tante, sono però stati altri e tanti gli sprechi, dovuti come già detto dall’inseguire continuamente situazioni emergenziali. Sarebbe utile arrivare al 70% di differenziata a Roma se poi incappiamo nel collo di bottiglia dato da poli di smistamento e valorizzazione inefficaci?

Per evitare questo serve innanzitutto un quadro complessivo delle criticità e delle potenzialità del territorio, che tenga conto della quantità di rifiuti prodotta dalle varie zone, della dislocazione e delle potenzialità dell’impiantistica per il trattamento degli indifferenziati e per la valorizzazione dei materiali da raccolta, della capacità delle discariche e dei termovalorizzatori, addirittura della capacità del mercato di valersi dei prodotti finali della filiera del riciclo. Sulla base di questo quadro definito è doveroso poi costruire un sistema integrato ed unitario di gestione del servizio d’igiene urbana, secondo criteri di efficienza, efficacia e economicità.

Una visione unitaria, e la conseguente gestione, è secondo noi pensabile solo partendo da una società unica. Il grande limite alla pianificazione è sicuramente stato l’eccessiva frammentazione delle competenze, all’interno della quale permettiamo che ognuno guardi solo al suo orticello, senza fissare, e tantomeno raggiungere, quelli che possono essere obiettivi comini. Una società che potrebbe svolgere questo ruolo nel Lazio forse già la abbiamo : la Gaia, recentemente acquisita dopo il fallimento dovuto alla morosità di alcune amministrazioni comunali dalla Lazio Ambiente S.p.a. (di proprietà della Regione). Già di suo la Gaia s.p.a. ha in mano la gestione dei rifiuti di diversi comuni tra la Ciociaria e la provincia di Roma, ha il termovalorizzatore di Colleferro ed una discarica, se si riuscisse a far confluire in questa azienda tutti gli altri grandi attori che gestiscono la valorizzazione e lo smaltimento dei rifiuti regionali, dall’A.m.a. a Cerroni alla Latina Ambiente, possiamo avere quel unico attore che possa strutturare unitariamente la gestione rifiuti.

La pianificazione che deve nascere da quella che finalmente può essere una visione complessiva e un’ampia capacità d’azione, per poter portare tutti i benefici possibili, deve essere fatta secondo logiche industriali, che abbiano quindi alla base le nozioni di efficienza, strutturale energetica ed economica.

E non ci si può neanche limitare a questo. Finora infatti abbiamo descritto quello che potrebbe portare ad un corretto ciclo dei rifiuti, da ciò che può portare ad una concreta riduzione dei rifiuti a quella che è una corretta gestione degli stessi. Bisogna però garantire che questo ciclo abbia un’uscita nel mercato, bisogna incentivare le aziende che utilizzano le materie prime uscite dalla filiera, bisogna agevolare le aziende che poi comprano i prodotti finiti certificati, bisogna aver la forza di imporre uno sviluppo sostenibile e coerente con i bisogni attuali come con quelli futuri.

In quest’ultimo passaggio gli unici attori sono ovviamente le istituzioni, le uniche armi le misure fiscali; serve solo il coraggio di riprendere il ruolo di guida dello sviluppo, uscendo da un generale asservimento ad un mondo economico sempre più invadente e a se stante. Più praticamente quello che serve è innanzitutto uno stimolo iniziale, che serva anche come esempio, quale inserire l’obbligo in ogni livello del settore pubblico di utilizzare solo materiali riciclati, e poi siglare accordi e convenzioni con aziende private volti a garantire un mercato ai prodotti, o ancora materie prime, riciclati.

(*Fonti:
http://www.uilromalazio.com)

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